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giovedì 19 novembre 2009

La cacca!

Deboroh: Hai visto il mio papà?
Leo Ortolani: No, caro, non lo ho visto.
Deboroh: Perché hai gli occhiali?
Leo Ortolani: Per vederci.
Deboroh: Hai visto il mio papà?
Leo Ortolani: Sì. è andato di là. Correva. Se corri anche tu, lo raggiungi!
Deboroh: Non sei tu, il mio papà?
Leo Ortolani: No.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Non ho figli.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Non sono sposato.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Non ho la ragazza.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Non sono bello.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Sono nato così.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Non lo sò.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Sono ignorante.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Non ho studiato.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: Non avevo voglia.
Deboroh: Perché?
Leo Ortolani: La cacca!
Deboroh: Ah.
Leo Ortolani: Dicendo "la cacca" puoi bloccare la serie dei perché per almeno 10 minuti. Ma puoi usarlo solo due volte nella vita.
Ragazzo: Perché?
Leo Ortolani: La cacca!...Oh, mio dio...
Deboroh: Mancano nove minuti da adesso.

giovedì 5 novembre 2009

5 novembre




Immagino che vi stiate domandando perché vi ho convocati questa sera. Bé, il fatto è che ultimamente non sono molto soddisfatto delle vostre prestazioni. Vi siete un po' lasciati andare sul lavoro e, bé temo che ci sia il rischio che vi dobbiamo licenziare. Oh, lo so, lo so, è da un pezzo che siete con la società. Da quasi... vediamo, da quasi ventimila anni. Come passa il tempo. Sembra solo ieri. Ricordo il giorno in cui foste assunti. Ingenui e nervosi, scendeste dagli alberi stringendo un osso nei pugni pelosi. "Che cosa devo fare, signore?" domandavate, lamentosi. Ricordo le mie precise parole: "Laggiù c'è una pila di uova di dinosauro" dissi sorridendo paternamente, "Comincia a succhiare, giovanotto". Ne è passato di tempo da allora, vero? Sì, sì, lo so che non avete mai perso un giorno di lavoro. Siete stati dei dipendenti bravi e fidati. E poi, non crediate che mi scordi delle vostre ottime note personali, né di tutte le ottime cose che avete fatto per la società. Il fuoco, la ruota, l'agricoltura... un elenco davvero impressionante, vecchio mio, non c'è dubbio. Però... anche noi abbiamo avuto i nostri problemi, da questo non si scappa. E ora vi dirò da cosa nascono, secondo me, questi problemi. Si tratta della vostra indisponibilità a farvi strada nella società, a farvi carico di responsabilità vere, di essere autonomi. Dio sa che le occasioni non vi sono mancate. Vi abbiamo offerto più di una volta una promozione ma voi avete sempre rifiutato. "Non ce la farei, capo" piagnucolavate, "conosco i miei limiti". Siamo franchi; questa è cattiva volontà, no? Riposate da troppo tempo sugli allori, e questo comincia a vedersi sul lavoro. E anche, lasciatemelo dire, in tutto il vostro comportamento. Sono al corrente dei costanti litigi in fabbrica e anche dei recenti episodi di teppismo in mensa. [...] Mi dicono che non riuscite ad andare d'accordo col vostro coniuge, che gridate, che litigate, si parla anche di violenza. [...] Insomma, così non va! E se la qualità del lavoro è calata non serve imputarlo alla direzione, anche se bisogna ammettere che la direzione è pessima. Anzi, senza peli sulla lingua, la direzione è inetta. Una serie di pazzi, truffatori e cialtroni ha preso una serie di decisioni catastrofiche, questo è indiscutibile, ma chi li ha eletti? Voi! Voi li avete eletti! Voi avete permesso loro di decidere per voi! Sarà anche vero che chiunque può sbagliare ma continuare per secoli a commettere gli stessi errori micidiali mi sembra perverso. Voi avete incoraggiato questi incompetenti in malafede che hanno portato alla rovina la società. Voi avete accettato supinamente i loro ordini insensati. Voi avete permesso loro di riempire la fabbrica di macchinari pericolosi e mai collaudati. Avreste potuto fermarli. Sarebbe bastato dire "No", siete degli smidollati, non avete orgoglio. Non siete più utili alla società. [...] Questo è tutto. Potete tornare al lavoro. I programmi normali riprenderanno al più presto.
V.